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Sab. Apr 18th, 2026

Il mercato delle bevande analcoliche cresce ma resta frenato

Il primo semestre del 2025 conferma un quadro contrastante per il mercato italiano delle bevande analcoliche, che registra una crescita moderata nella GDO ma soffre nel canale Cash & Carry, soprattutto per alcune referenze simbolo del Made in Italy.

I dati diffusi da Assobibe – l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese del settore – su base Circana evidenziano dinamiche divergenti tra canali e categorie di prodotto, in un contesto economico ancora fragile.

Andamento dei volumi tra GDO e Cash & Carry

Da gennaio a giugno 2025, i volumi nella Grande Distribuzione Organizzata hanno segnato un incremento del +2,8%, lasciando intravedere possibili segnali di ripresa in vista dei mesi estivi, da sempre il periodo di picco per i consumi di bevande analcoliche. Le performance positive riguardano in particolare cole, gazzose e limate, che mantengono un buon radicamento nella tradizione italiana. Stabili i volumi per tè freddi e isotoniche.

In calo, invece, le categorie più iconiche del Made in Italy: aperitivi analcolici (-5,7%), chinotti (-3,9%) e aranciate (-1,2%).

Nel Cash & Carry lo scenario si presenta più critico, con una flessione complessiva dei volumi del -1,3%. In questo canale i cali si fanno ancora più marcati per i prodotti tradizionali: chinotti (-11,4%) e aranciate (-1,2%) sono i segmenti più penalizzati, mentre il resto del comparto mostra risultati disomogenei con alcune micro-nicchie, come le bevande al pompelmo, non sufficienti a invertire la tendenza.

Una filiera sotto pressione e l’incognita della Sugar Tax

«Questo primo semestre dimostra che il mercato vive un momento di incertezza e che senza il rinvio della Sugar Tax deciso dal Governo la situazione sarebbe ancora più difficile» ha commentato Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe. «Si tratta di un’imposta che non ha fondamento nemmeno dal punto di vista sanitario e che dal 2019 grava come una minaccia costante sul comparto. Se entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026, l’autunno si preannuncia grigio, con pesanti ricadute non solo per i produttori ma per tutta la filiera, dall’agricoltura alla distribuzione».

Il settore, che valorizza eccellenze del Made in Italy alimentare, continua a confrontarsi con un contesto di domanda debole e con una crescente incertezza macroeconomica. L’andamento dei prossimi mesi dipenderà in gran parte dalla stagione estiva e dall’evoluzione delle misure fiscali a sostegno delle imprese e dei consumi.

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