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Dom. Giu 7th, 2026

Povertà alimentare in crescita: oltre 4 milioni di famiglie italiane a rischio

Nel 2023, oltre 5,9 milioni di persone in Italia vivono una condizione di deprivazione alimentare, sia materiale sia sociale. Un numero in aumento rispetto al 2022, con circa 680.000 individui in più. A preoccupare è soprattutto la cosiddetta fascia invisibile: cittadini che non rientrano nei parametri ufficiali di povertà tracciati dall’Istat, ma che non riescono comunque a garantirsi un’alimentazione adeguata.

In Italia aumenta la deprivazione alimentare, con il Sud più esposto ma dati in peggioramento anche al Nord

Secondo l’ultima indagine di ActionAid, contenuta nel report Fragili equilibri, sono più di 4 milioni le famiglie attualmente a rischio povertà alimentare. Il contesto economico non aiuta: nel 2023, i prezzi dei prodotti alimentari hanno registrato un incremento del 9,8%. Di fronte a rincari generalizzati, il cibo diventa la prima voce di spesa sulla quale le famiglie italiane decidono di tagliare.

I numeri regione per regione: Sud in forte difficoltà, ma l’allarme è nazionale

Le situazioni più critiche si concentrano nel Mezzogiorno. In Campania si contano 877.000 persone in difficoltà, in Puglia 721.000, in Calabria 503.000 e in Sicilia 540.000. Tuttavia, la povertà alimentare non risparmia le regioni del Centro e del Nord. In Lombardia sono oltre 714.000 le persone in difficoltà, nel Lazio 745.000 e in Veneto più di 396.000.

Guardando alle percentuali, la Calabria registra l’incidenza più elevata (31,7%), seguita da Puglia (21,3%) e Campania (18,4%). Il Lazio si attesta al 15,2% mentre la Lombardia al 8,3%.

Rispetto al 2019 emergono dinamiche contrastanti: miglioramenti significativi si osservano in Basilicata (-14,4 punti percentuali) e Sicilia (-13,6), mentre preoccupano gli incrementi in Calabria (+14,8) e Sardegna (+4,9). Nel complesso, il 2023 rappresenta un’inversione di tendenza: la deprivazione alimentare è in crescita in tutte le macroaree del Paese, anche se con intensità diverse.

Chi sono i più colpiti: precari, disoccupati, famiglie sole e migranti

Le fasce d’età più esposte alla povertà alimentare sono quelle tra i 35 e i 44 anni. I tassi più alti si registrano tra disoccupati, lavoratori precari e persone escluse dal mercato del lavoro. La condizione abitativa influisce fortemente: chi vive in affitto a prezzi di mercato è molto più vulnerabile rispetto a chi possiede un immobile o abita in alloggi a canone agevolato.

Le famiglie monogenitoriali, numerose o unipersonali risultano tra le più colpite: un solo reddito non basta a coprire tutte le spese oppure risulta insufficiente rispetto al crescente costo della vita.

Pesano anche le disuguaglianze etniche e geografiche. Il tasso di deprivazione alimentare tra le persone di origine extra-europea è pari al 23,4%, contro il 18,2% tra quelle di origine europea e il 10,5% tra i nati in Italia. Le donne migranti residenti nel Sud Italia rappresentano una delle categorie più vulnerabili in assoluto.

Una risposta ancora frammentata e priva di una visione strutturale

ActionAid denuncia l’assenza di una strategia nazionale solida e coordinata. Secondo l’organizzazione, la risposta italiana alla povertà alimentare resta frammentata, centrata sull’assistenza emergenziale e priva di un approccio sistemico. Il Programma Nazionale Inclusione 2021–2027 si limita alla distribuzione gratuita di beni di prima necessità, senza fornire una definizione precisa del problema né strumenti strutturati di analisi e intervento.

Nel report viene evidenziata la necessità di un cambio di passo che includa:

strumenti di misurazione più efficaci per rilevare il fenomeno

il riconoscimento della mensa scolastica come servizio pubblico essenziale

l’integrazione tra politiche alimentari e sociali

il rafforzamento del ruolo degli enti locali nella progettazione degli interventi

Una posizione che trova spazio anche nel racconto di quanto pubblicato su Food Affairs, da tempo attento a questi temi.

La dichiarazione di ActionAid: servono giustizia sociale e partecipazione

“La povertà alimentare è strettamente connessa alla fragilità economica, ma non si esaurisce in essa. Solo il 40% di chi sperimenta deprivazione alimentare è classificato ufficialmente come povero secondo le soglie Istat. Questo conferma l’esistenza di una fascia sempre più ampia di persone vulnerabili, escluse dalle attuali misure pubbliche di sostegno”, ha dichiarato Roberto Sensi, responsabile del programma povertà alimentare per ActionAid Italia.

“Non basta aumentare gli aiuti. Serve un sistema pubblico fondato su giustizia sociale, universalismo e partecipazione. Riconoscere il diritto a un’alimentazione adeguata vuol dire uscire dalla logica dell’emergenza e intervenire sulle cause strutturali. Solo così sarà possibile sviluppare politiche realmente inclusive, capaci di restituire dignità e autonomia alle persone”.

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