Notizie
Ven. Gen 23rd, 2026

Dolcificanti e rischio pubertà precoce: l’allarme degli endocrinologi

Secondo uno studio presentato al Congresso annuale dell’Endocrine Society a San Francisco, e riportato da Adnkronos, il consumo di alcuni dolcificanti comunemente presenti in alimenti e bevande può aumentare significativamente il rischio di pubertà precoce nei bambini, soprattutto in quelli con predisposizione genetica. In particolare, sucralosio, glicirrizina e zuccheri aggiunti risultano associati a un maggiore rischio di sviluppo anticipato, con differenze evidenti tra maschi e femmine.

I dolcificanti sotto osservazione

I ricercatori taiwanesi hanno analizzato l’impatto di dolcificanti come aspartame, sucralosio, glicirrizina e zuccheri aggiunti, rilevando che un maggiore consumo da parte degli adolescenti comporta un aumento proporzionale del rischio di pubertà precoce centrale. Secondo Yang-Ching Chen, del Taipei Municipal Wan Fang Hospital e della Taipei Medical University, si tratta di uno dei primi studi ad aver messo in relazione abitudini alimentari moderne e predisposizione genetica con lo sviluppo anticipato della pubertà in un’ampia coorte reale.

Differenze tra ragazzi e ragazze

Dallo studio, illustrato da Adnkronos, emerge anche una significativa differenza di genere: il sucralosio è correlato a un maggior rischio nei ragazzi, mentre nelle ragazze il rischio è aumentato anche dal consumo di glicirrizina (contenuta ad esempio nella liquirizia) e zuccheri aggiunti. Questi dolcificanti sembrano influire su ormoni e flora intestinale in modo diverso tra i due sessi, contribuendo all’innesco precoce della pubertà.

Le conseguenze della pubertà precoce centrale

La pubertà precoce centrale, oggi sempre più diffusa, può avere ripercussioni importanti: disagio emotivo, statura ridotta in età adulta, maggiore rischio di disturbi metabolici e riproduttivi. Ricerche precedenti avevano già messo in luce come l’acesulfame K (Ace-K), un altro dolcificante artificiale, possa stimolare il rilascio di ormoni legati alla pubertà e aumentare le molecole dello stress. La glicirrizina, invece, può alterare la flora intestinale e ridurre l’attività genetica responsabile dell’avvio della pubertà.

Lo studio su oltre 1.400 adolescenti

I risultati derivano dal Taiwan Pubertal Longitudinal Study (Tpls), avviato nel 2018. Il campione includeva 1.407 adolescenti, di cui 481 con diagnosi di pubertà precoce centrale. I ricercatori hanno valutato il consumo di dolcificanti attraverso questionari validati e analisi delle urine, tenendo conto anche dei punteggi di rischio poligenico basati su 19 geni associati alla pubertà anticipata. La diagnosi si è basata su esami clinici, analisi ormonali e imaging medico.

Le implicazioni per salute pubblica e famiglie

Come sottolinea Chen, i risultati dello studio, riportati da Adnkronos, hanno un impatto diretto sulle famiglie, sui pediatri e sulle politiche sanitarie pubbliche. Suggeriscono infatti che lo screening per il rischio genetico unito a un controllo dell’assunzione di dolcificanti potrebbe prevenire l’insorgenza precoce della pubertà e ridurre i rischi a lungo termine. Le evidenze potrebbero portare in futuro a nuove linee guida alimentari e strumenti di valutazione del rischio per i più piccoli, per favorire una crescita sana e consapevole.

Related Post