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Dazi USA. Allarme spirits: pesanti perdite economiche e occupazionali. Sud America possibile alternativa?

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Roma, 15 luglio 2025 – L’ipotesi dell’introduzione di dazi al 30% da parte dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump rischia di colpire duramente il settore italiano dei distillati e dei liquori. A lanciare l’allarme è Cesare Mazzetti, presidente del Comitato acquaviti e liquori di AssoDistil, che sottolinea gli effetti potenzialmente devastanti per un comparto che aveva appena iniziato a rafforzare la propria posizione sul mercato americano.

“Se confermati ad agosto, i dazi danneggeranno irrimediabilmente le esportazioni degli spirits italiani, proprio nel momento in cui alcuni prodotti stavano guadagnando significative quote di mercato e il favore dei consumatori statunitensi”, ha dichiarato Mazzetti. Secondo i dati Nomisma, il valore dell’export di distillati italiani si aggira intorno ai 2 miliardi di euro annui, con gli Stati Uniti che rappresentano circa il 13% di questo valore. Il 2024 aveva registrato un incremento del 26% delle esportazioni verso il Nord America, ora messo a rischio da misure commerciali che potrebbero generare gravi ricadute non solo economiche ma anche occupazionali.

Mazzetti ha inoltre criticato l’atteggiamento dell’Unione Europea, accusando Bruxelles di aver elargito miliardi di euro agli Stati Uniti per l’acquisto di armamenti e di aver favorito le big tech americane con una tassazione al 5%, senza ottenere in cambio protezione per le esportazioni europee. “I dazi sono una risposta che suona come un insulto”, ha sottolineato il presidente di AssoDistil.

A unirsi alla preoccupazione è Sebastiano Caffo, presidente del Consorzio Nazionale Grappa, che evidenzia come la volatilità delle decisioni della presidenza USA renda estremamente difficile per le aziende italiane pianificare strategie di lungo termine. “Questa instabilità incide negativamente sui budget di vendita e sugli investimenti promozionali. Serve un accordo commerciale stabile e pluriennale che vada oltre gli umori della Casa Bianca”, ha affermato Caffo.

In attesa di una risoluzione, secondo Caffo è fondamentale esplorare nuovi mercati, in particolare il Sud America. “Esistono ampie comunità di origine italiana in quei Paesi e una cultura dei distillati che si avvicina a quella della Grappa. Occorre investire per contrastare l’italian sounding e tutelare l’autenticità della Grappa italiana, anche affrontando i dazi locali attraverso un dialogo con le autorità del posto”, ha proseguito il presidente del Consorzio.

Il Sud America rappresenterebbe dunque un’alternativa concreta e strategica, anche grazie alla familiarità delle popolazioni locali con la vera Grappa, spesso tramandata da generazioni. “Dobbiamo risvegliare questa passione e far riscoprire la Grappa autentica a chi già ne conosce il valore”, ha concluso Caffo.

Il settore degli spirits italiani si prepara così a fronteggiare una fase delicata, tra tensioni geopolitiche e ridefinizione dei mercati, cercando nel contempo nuove opportunità di crescita e consolidamento internazionale.

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