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Lun. Mag 18th, 2026

Dazi USA. Agroalimentare italiano perde 2 miliardi l’anno. “Il racconto del Made in Italy lasciato ad altri”

Secondo una nuova analisi di Confimi Industria, il comparto agroalimentare italiano perde ogni anno più di 2,1 miliardi di euro nel mercato statunitense, non solo a causa del mancato export diretto, ma anche per la perdita di valore aggiunto che si trasferisce verso prodotti sostitutivi, produzioni italo-americane e persino imitazioni legalizzate. Ogni bottiglia non spedita, ogni etichetta non adattata e ogni dazio non trattato si traduce in un danno economico e di immagine per il Made in Italy.

Il racconto del Made in Italy lasciato ad altri

“La perdita non è solo commerciale, ma anche narrativa”, spiega Alessandro Tatone, presidente di Confimi Alimentare. “Le piccole e medie imprese italiane non riescono a presidiare il racconto autentico del Made in Italy negli USA, lasciando spazio a versioni appiattite o distorte della nostra eccellenza agroalimentare”.

L’indagine mette in luce come il 68% delle PMI italiane del settore alimentare non abbia mai avuto un distributore stabile negli Stati Uniti. Inoltre, oltre la metà delle imprese non è in grado di affrontare in autonomia le complesse barriere doganali e normative. Questa mancanza di presenza stabile e strutturata genera una perdita stimata in 700 milioni di euro l’anno, riconducibile alla mancata valorizzazione del prodotto italiano rispetto ai concorrenti esteri.

Il rischio dell’italian sounding e l’effetto dazi

A rendere ancora più critica la situazione è il rischio legato all’italian sounding, un fenomeno che nel solo mercato statunitense vale oltre 70 miliardi di euro. L’annuncio di nuovi dazi da parte dell’amministrazione USA rappresenta un ulteriore ostacolo: “Con l’aumento dei costi di accesso”, osserva Tatone, “intere fasce di micro e piccole imprese rischiano l’esclusione dal mercato americano. Questo apre la strada a imitazioni che, seppur legali, svuotano di significato l’autenticità del nostro agroalimentare”.

Una questione strategica, non solo commerciale

Tatone evidenzia infine come il problema non sia soltanto economico, ma anche strategico. “Il Made in Italy rischia di diventare un’etichetta nostalgica, anziché un marchio competitivo. L’emergenza attuale è rappresentata dai dazi, che rischiano di infliggere un danno ulteriore e incalcolabile. È il momento di trattare il cibo non solo come un bene commerciale, ma come un asset geopolitico di primaria importanza”.

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