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Mar. Gen 20th, 2026

Dazi Usa. Ecco quali sono i prodotti italiani più a rischio, dal vino al formaggio

Chianti, Amarone, Barbera, Friulano, Ribolla Gialla, Pecorino Romano, Prosecco: sono questi i prodotti italiani che rischiano di più nella possibile guerra commerciale con gli Stati Uniti legata ai nuovi dazi. A lanciare l’allarme è la Cia-Agricoltori Italiani, in un’analisi basata su dati Nomisma e dell’Ufficio studi confederale, riportata da Adnkronos.

Pecorino Romano in prima linea: il 57% dell’export va negli USA

Il Pecorino Romano, prodotto per il 90% in Sardegna, è tra i prodotti più esposti: il 57% delle esportazioni totali è destinato al mercato statunitense, per un valore che sfiora i 151 milioni di euro. Un eventuale dazio al 25% renderebbe il formaggio meno competitivo, aprendo la porta a sostituti più economici provenienti dal florido mercato americano di chips e snack, che vale 2,5 miliardi di euro.

Il vino italiano teme la concorrenza globale

Gli Stati Uniti sono il primo mercato mondiale per il vino italiano, con 1,9 miliardi di euro di fatturato nel 2024. Ma l’impatto dei dazi varierebbe da regione a regione e da bottiglia a bottiglia. Le aree più esposte includono:

  • Vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia: esportano negli USA il 48% del loro totale, per 138 milioni di euro.
  • Vini rossi toscani Dop: 40% dell’export per 290 milioni di euro.
  • Vini rossi piemontesi Dop: 31%, per 121 milioni di euro.
  • Prosecco Dop: 27%, per 491 milioni di euro.

Secondo Cia, dazi elevati aprirebbero spazi ai concorrenti internazionali, come Malbec argentino, Shiraz australiano e Merlot cileno, che potrebbero rimpiazzare parte del vino italiano sugli scaffali americani.

Olio d’oliva e liquori: impatto rilevante ma minore sostituibilità

Anche l’olio extravergine d’oliva italiano è molto legato al mercato statunitense: il 32% delle esportazioni (per 937 milioni di euro nel 2024) è destinato agli USA. Tuttavia, secondo Cia, questo prodotto risulterebbe meno facilmente sostituibile per i consumatori americani rispetto al formaggio.

Per quanto riguarda i liquori italiani, la quota esportata negli USA è del 26% (pari a 143 milioni di euro), un altro segmento vulnerabile ma non ai livelli dei vini o del Pecorino.

Parmigiano, pasta e prodotti da forno meno esposti

Situazione più rassicurante invece per prodotti simbolo come Parmigiano Reggiano e Grana Padano, i cui volumi esportati negli USA rappresentano solo il 17% del totale (pari a 253 milioni di euro). Anche pasta e prodotti da forno mostrano una minore esposizione, con una quota export verso gli USA che si ferma al 13%, per un valore complessivo di 1,1 miliardi di euro.

La mappa dei rischi delineata da Cia evidenzia come i dazi statunitensi colpirebbero in maniera disomogenea il Made in Italy, mettendo in seria difficoltà alcune eccellenze agroalimentari più di altre.

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