Secondo uno studio Babbel for Business con Censuswide, la Gen Z è la generazione più AI-friendly, ma anche la più esposta ai “sensi di colpa” digitali
L’intelligenza artificiale è ormai una realtà consolidata anche in ambito lavorativo in Italia: oltre 6 italiani su 10 (62%) affermano di utilizzarla regolarmente durante l’orario di lavoro. È quanto emerge da una nuova indagine realizzata da Babbel for Business, in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide, che analizza l’impatto dell’AI sulla quotidianità professionale di lavoratori italiani e sull’utilizzo di questi strumenti per compiti linguistici, creativi e organizzativi.
AI e generazioni: gap generazionale e adozione differenziata
Il dato più significativo riguarda la Gen Z, dove l’89% dichiara di usare l’intelligenza artificiale e oltre un quinto (22%) lo fa quotidianamente, considerandola un vero e proprio partner di lavoro. Situazione opposta per i Baby Boomer, tra i quali il 64% afferma di non utilizzare mai l’AI. Un divario generazionale che riflette approcci profondamente diversi all’innovazione e alle nuove tecnologie.
Le attività più richieste all’intelligenza artificiale
Tra i principali ambiti di applicazione dell’AI, al primo posto c’è la creazione di contenuti (32%), seguita da analisi dati e reportistica (25%) e attività linguistiche (24%). Tra chi lavora abitualmente con le lingue straniere, l’intelligenza artificiale è diventata uno strumento quotidiano: il 26% la impiega ogni giorno. In particolare, le attività linguistiche più comuni affidate all’AI sono:
- Traduzioni (38%)
- Correzioni grammaticali (37%)
- Riformulazione di testi per adattarne stile e tono (36%)
L’AI come alleato per le competenze linguistiche
Il 40% dei professionisti italiani ritiene che l’AI sia particolarmente utile per tradurre contenuti, il 31% per localizzare testi come quelli per i social media, e un altro 31% per scrivere contenuti direttamente in lingua. La fiducia nelle traduzioni automatiche è crescente: il 51% degli italiani si dice “abbastanza fiducioso” nell’affidabilità delle traduzioni AI, una percentuale che sale al 59% tra chi utilizza abitualmente una lingua straniera nel lavoro.
Formazione e produttività: i vantaggi percepiti
Tra chi utilizza l’intelligenza artificiale nel contesto lavorativo, il 54% ha ricevuto una formazione specifica, con un 27% che l’ha ottenuta direttamente in azienda. Il 32% dei formati appartiene alla generazione dei Millennial e lavora in contesti in cui l’uso delle lingue è richiesto. Complessivamente, l’85% degli utenti italiani di AI dichiara di riscontrare un miglioramento della produttività, con un dato sorprendente: tra i Baby Boomer, ben il 94% nota benefici rilevanti, pur essendo la generazione meno incline all’adozione tecnologica.
L’impatto sui modi di lavorare e sulle relazioni
Secondo l’indagine, l’81% dei lavoratori italiani afferma che l’AI ha modificato il proprio modo di lavorare. Il 29% dichiara che l’intelligenza artificiale ha influenzato anche il modo in cui si relaziona con colleghi e clienti. Tuttavia, il 24% evidenzia che, nonostante l’utilizzo, continua a preferire l’affiancamento con metodi tradizionali.
“L’AI sta trasformando il panorama professionale in Italia – afferma Maren Pauli, Capo della Didattica B2B di Babbel for Business – per questo l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di apprendimento linguistico diventa uno strumento strategico, capace di aiutare le persone a restare competitive in un mondo in rapida evoluzione”.
AI e senso di colpa: l’altro lato della medaglia
Un dato che sorprende riguarda la componente emotiva dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il 57% degli italiani ammette di provare senso di colpa quando utilizza strumenti AI sul lavoro. La percentuale cresce significativamente tra i giovani: il 79% della Gen Z e il 64% dei Millennial dichiarano di provare disagio, in particolare legato alla paura di perdere competenze o di dipendere troppo dalla tecnologia. Di contro, i Baby Boomer mostrano maggiore distacco: il 62% non prova alcun senso di colpa.
I settori più AI-friendly: dall’IT alle risorse umane
L’utilizzo dell’AI varia sensibilmente tra i diversi settori professionali. Al vertice della classifica si trovano:
- IT e telecomunicazioni (84%)
- Risorse umane (72%)
- Vendite, media e marketing (70%)
- Logistica (61%)
- Retail, catering e tempo libero (60%)
Subito fuori dalla top 5, anche il manifatturiero e le utilities si attestano al 59%, mentre il settore sanitario registra percentuali più basse (49%).
In particolare, il 49% degli operatori del manifatturiero e il 41% dei professionisti media & marketing vedono nella traduzione dei contenuti l’utilizzo più vantaggioso dell’AI. Nella logistica è utile per localizzare testi di marketing, mentre nel mondo IT l’AI è apprezzata per la redazione di codice in lingua. Le risorse umane ne riconoscono il potenziale nella creazione e revisione di contenuti marketing (44%).
Un’alleata potente, ma da conoscere a fondo
Lo studio di Babbel for Business conferma che l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia di nicchia, ma uno strumento quotidiano che sta cambiando il lavoro e la formazione. Dalla gestione del tempo all’elaborazione linguistica, l’AI si dimostra alleata per efficienza e precisione, ma richiede formazione, consapevolezza e nuove policy etiche.

