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Mar. Lug 14th, 2026

Sei italiani su 10 usano l’intelligenza artificiale sul lavoro, ma si sentono in colpa. Ecco per cosa la utilizzano

Secondo uno studio Babbel for Business con Censuswide, la Gen Z è la generazione più AI-friendly, ma anche la più esposta ai “sensi di colpa” digitali

L’intelligenza artificiale è ormai una realtà consolidata anche in ambito lavorativo in Italia: oltre 6 italiani su 10 (62%) affermano di utilizzarla regolarmente durante l’orario di lavoro. È quanto emerge da una nuova indagine realizzata da Babbel for Business, in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide, che analizza l’impatto dell’AI sulla quotidianità professionale di lavoratori italiani e sull’utilizzo di questi strumenti per compiti linguistici, creativi e organizzativi.

AI e generazioni: gap generazionale e adozione differenziata

Il dato più significativo riguarda la Gen Z, dove l’89% dichiara di usare l’intelligenza artificiale e oltre un quinto (22%) lo fa quotidianamente, considerandola un vero e proprio partner di lavoro. Situazione opposta per i Baby Boomer, tra i quali il 64% afferma di non utilizzare mai l’AI. Un divario generazionale che riflette approcci profondamente diversi all’innovazione e alle nuove tecnologie.

Le attività più richieste all’intelligenza artificiale

Tra i principali ambiti di applicazione dell’AI, al primo posto c’è la creazione di contenuti (32%), seguita da analisi dati e reportistica (25%) e attività linguistiche (24%). Tra chi lavora abitualmente con le lingue straniere, l’intelligenza artificiale è diventata uno strumento quotidiano: il 26% la impiega ogni giorno. In particolare, le attività linguistiche più comuni affidate all’AI sono:

  • Traduzioni (38%)
  • Correzioni grammaticali (37%)
  • Riformulazione di testi per adattarne stile e tono (36%)

L’AI come alleato per le competenze linguistiche

Il 40% dei professionisti italiani ritiene che l’AI sia particolarmente utile per tradurre contenuti, il 31% per localizzare testi come quelli per i social media, e un altro 31% per scrivere contenuti direttamente in lingua. La fiducia nelle traduzioni automatiche è crescente: il 51% degli italiani si dice “abbastanza fiducioso” nell’affidabilità delle traduzioni AI, una percentuale che sale al 59% tra chi utilizza abitualmente una lingua straniera nel lavoro.

Formazione e produttività: i vantaggi percepiti

Tra chi utilizza l’intelligenza artificiale nel contesto lavorativo, il 54% ha ricevuto una formazione specifica, con un 27% che l’ha ottenuta direttamente in azienda. Il 32% dei formati appartiene alla generazione dei Millennial e lavora in contesti in cui l’uso delle lingue è richiesto. Complessivamente, l’85% degli utenti italiani di AI dichiara di riscontrare un miglioramento della produttività, con un dato sorprendente: tra i Baby Boomer, ben il 94% nota benefici rilevanti, pur essendo la generazione meno incline all’adozione tecnologica.

L’impatto sui modi di lavorare e sulle relazioni

Secondo l’indagine, l’81% dei lavoratori italiani afferma che l’AI ha modificato il proprio modo di lavorare. Il 29% dichiara che l’intelligenza artificiale ha influenzato anche il modo in cui si relaziona con colleghi e clienti. Tuttavia, il 24% evidenzia che, nonostante l’utilizzo, continua a preferire l’affiancamento con metodi tradizionali.

“L’AI sta trasformando il panorama professionale in Italia – afferma Maren Pauli, Capo della Didattica B2B di Babbel for Business – per questo l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di apprendimento linguistico diventa uno strumento strategico, capace di aiutare le persone a restare competitive in un mondo in rapida evoluzione”.

AI e senso di colpa: l’altro lato della medaglia

Un dato che sorprende riguarda la componente emotiva dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Il 57% degli italiani ammette di provare senso di colpa quando utilizza strumenti AI sul lavoro. La percentuale cresce significativamente tra i giovani: il 79% della Gen Z e il 64% dei Millennial dichiarano di provare disagio, in particolare legato alla paura di perdere competenze o di dipendere troppo dalla tecnologia. Di contro, i Baby Boomer mostrano maggiore distacco: il 62% non prova alcun senso di colpa.

I settori più AI-friendly: dall’IT alle risorse umane

L’utilizzo dell’AI varia sensibilmente tra i diversi settori professionali. Al vertice della classifica si trovano:

  • IT e telecomunicazioni (84%)
  • Risorse umane (72%)
  • Vendite, media e marketing (70%)
  • Logistica (61%)
  • Retail, catering e tempo libero (60%)

Subito fuori dalla top 5, anche il manifatturiero e le utilities si attestano al 59%, mentre il settore sanitario registra percentuali più basse (49%).

In particolare, il 49% degli operatori del manifatturiero e il 41% dei professionisti media & marketing vedono nella traduzione dei contenuti l’utilizzo più vantaggioso dell’AI. Nella logistica è utile per localizzare testi di marketing, mentre nel mondo IT l’AI è apprezzata per la redazione di codice in lingua. Le risorse umane ne riconoscono il potenziale nella creazione e revisione di contenuti marketing (44%).

Un’alleata potente, ma da conoscere a fondo

Lo studio di Babbel for Business conferma che l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia di nicchia, ma uno strumento quotidiano che sta cambiando il lavoro e la formazione. Dalla gestione del tempo all’elaborazione linguistica, l’AI si dimostra alleata per efficienza e precisione, ma richiede formazione, consapevolezza e nuove policy etiche.

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