Con oltre il 50% della produzione dell’intera Unione Europea, l’Italia si conferma leader continentale del riso e si appresta a celebrare un 2025 particolarmente significativo. Quest’anno ricorre infatti l’ottantesimo anniversario del Carnaroli e il centenario del primo incrocio varietale, due pietre miliari per un prodotto simbolo della biodiversità agroalimentare nazionale, che vanta oggi quasi duecento varietà coltivate.
L’Italia è leader della risicoltura europea, ma preoccupano le intese internazionali senza reciprocità
I primati delle risaie italiane sono stati al centro dell’incontro “Celebriamo insieme l’anno del riso italiano”, svoltosi durante l’inaugurazione di Tuttofood alla Fiera di Milano Rho. All’evento hanno partecipato il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida, la presidente di Coldiretti Piemonte Cristina Brizzolari e il direttore generale dell’Ente Nazionale Risi Roberto Magnaghi.
Un’occasione di confronto sulle strategie necessarie a tutelare un patrimonio del Made in Italy, non solo sotto il profilo economico ma anche ambientale, vista l’elevata valenza ecologica della risicoltura.
Boom di export ma serve una rete idrica più solida
Nel 2024 l’export di riso italiano ha sfiorato i 720 milioni di chili, registrando un +9% rispetto al 2023. La Germania si conferma primo mercato estero, seguita dalla Francia. Crescono anche le superfici coltivate, anche se il potenziale produttivo è stato frenato dagli effetti dei cambiamenti climatici.
Proprio per questo, Coldiretti torna a sottolineare l’urgenza di un piano invasi, dotato di sistemi di pompaggio, per garantire l’acqua necessaria alla coltura del riso, particolarmente sensibile a siccità e alluvioni. Un intervento infrastrutturale che permetterebbe di non rincorrere più le emergenze ambientali ma di prevenirle in modo strutturale.
Importazioni fuori controllo e sostanze vietate: la minaccia degli accordi squilibrati
Sulle prospettive del settore pesa però la concorrenza sleale di prodotti importati, favorita da accordi commerciali internazionali privi del principio di reciprocità. È il caso dell’intesa con i Paesi del Mercosur, che prevede l’ingresso a dazio zero di 10.000 tonnellate di riso sudamericano, destinato a crescere fino a 60.000 tonnellate. Una cifra che, sommata alle attuali importazioni agevolate (oltre il 60%), rischia di far raddoppiare il volume delle entrate, oggi pari a circa 80.000 tonnellate annue.
Ancora più grave è il fatto che tali importazioni comprendano riso coltivato con sostanze vietate da anni nella UE, come il triciclazolo. Questo pesticida, bandito in Europa dal 2016, è ancora largamente utilizzato in Brasile e India. Quest’ultima, insieme al Pakistan, detiene il primato europeo per segnalazioni di riso contaminato da fitofarmaci proibiti.
Pressioni dall’India e dal Pakistan: Coldiretti e Filiera Italia in trincea
La Commissione Europea ha inoltre annunciato l’intenzione di riaprire i negoziati per un accordo di libero scambio con l’India, primo esportatore mondiale di riso. Un’intesa che rischierebbe di aprire le porte a flussi massicci di prodotto a dazio zero, danneggiando la competitività dei risicoltori italiani.
Resta poi in sospeso la richiesta del Pakistan per il riconoscimento dell’Igp al riso basmati. Una richiesta finora bloccata grazie all’intervento di Coldiretti e Filiera Italia, che temono un effetto domino: la svalutazione del riso europeo tipo Indica e l’abbandono della coltivazione del lungo B. Anche in questo caso, la mancanza di reciprocità in materia di sostenibilità sociale e ambientale rappresenta un rischio inaccettabile per la filiera italiana.

