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L’industria delle bevande analcoliche vale 5 miliardi di euro e ha 84 mila addetti. Assobibite: abbiamo attraversato una “tempesta perfetta”

Giangiacomo Pierini
Giangiacomo Pierini

Un’industria che affonda le sue radici nella storia e nella tradizione italiane, ma vocata all’innovazione. Resiliente e laboriosa, fortemente connessa al territorio e ai suoi sapori e profumi, accompagna la vita degli italiani da sempre con prodotti che sono espressione del Made in Italy nel mondo e crea occupazione e indotto. È la fotografia di un settore, quello delle bevande analcoliche in Italia, che emerge in occasione dell’Assemblea annuale di Assobibe, Associazione di Confindustria che rappresenta il comparto in Italia, dal titolo “Socialità, gusto e tradizione Made in Italy nel mondo: Il valore delle bevande analcoliche”.

L’appuntamento, che si è tenuto ieri nella sede di Assolombarda a Milano, con gli interventi del sottosegretario al Mef, Federico Freni, e del Ministro Masaf, Francesco Lollobrigida, ha visto la presentazione della ricerca “Bevande analcoliche: immagine, valore, tradizione e significato” realizzata da Euromedia Research per Assobibe . L’industria delle bevande analcoliche è presente in Italia con circa 100 stabilimenti, tra multinazionali radicate sul territorio e piccole e medie imprese, per un totale di 84mila occupati e un valore di mercato di 5 miliardi di euro. Ogni euro di valore prodotto dalle imprese del comparto genera 5,4 euro lungo la filiera e per ciascun lavoratore nelle aziende di produzione si generano 14 posti di lavoro indiretti (3 a monte e 11 a valle). Un comparto fortemente radicato nel territorio, che esporta per un valore complessivo di 421 mln di euro.

“Il nostro è un settore che, come emerge anche dalla ricerca che oggi presentiamo, rappresenta una componente importante del tessuto produttivo e sociale del nostro Paese – dichiara Giangiacomo Pierini, Presidente Assobibe -. Le nostre imprese portano lavoro e crescita al territorio e i nostri prodotti rappresentano la tradizione e il gusto Made in Italy nel mondo. Da sempre, siamo con gli italiani nei momenti di festa, di relax, di vacanza; “dissetiamo” la loro voglia di spensieratezza e socialità e per questo dobbiamo essere messi in condizione di guardare avanti, investire e continuare a offrire prodotti che incontrino il gusto dei consumatori, nei quali essi possano ritrovare i loro ricordi e le loro radici, ma in modo sempre nuovo”.

Secondo la ricerca realizzata da Euromedia Research per Assobibe, infatti, oltre il 78% degli italiani riconosce le bevande analcoliche come espressione della tradizione italiana e ritiene che contribuiscano a valorizzare il Made in Italy nel mondo, mentre quasi 9 italiani su 10 ritengono importante la presenza delle imprese del comparto sul territorio per la spinta che danno allo sviluppo dello stesso e perché il settore genera occupazione e indotto.

“Gli italiani sono un popolo conviviale ricco di tradizioni, amante della socialità e dello stare insieme. Proprio in questo contesto, le bevande analcoliche ricoprono un ruolo fondamentale come trait d’union tra le persone e il valore di un ricordo felice – spiega Alessandra Ghisleri, Direttrice di Euromedia Research, presentando i dati della ricerca condotta per Assobibe -. Oltre al semplice aspetto legato al piacere, al gusto e alla freschezza, questo tipo di prodotto è sinonimo di ricordi gioiosi nei periodi più belli della vita. Un simbolo della festa per grandi e piccini. Dalle celebrazioni per i compleanni, alle estati con gli amici, ai pranzi e alle cene in compagnia, le bevande analcoliche ci sono sempre… in un modo o in un altro”.

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La ricerca va poi ad analizzare i gusti degli italiani e il loro effettivo rapporto con le bibite analcoliche. La fotografia che ne emerge è quella di un Paese cresciuto a cole, aranciate, toniche, thè freddi, aperitivi analcolici, chinotti e gassose (questi ultimi due, insieme, coprono lo stesso consenso delle cole, rappresentando così la cifra del nostro Paese). Per l’85% degli intervistati la pausa relax e i momenti di festa e convivialità hanno il sapore di una bibita, anche se i consumi si confermano moderati: 8 italiani su 10 consumano 1-2 bicchieri e solo occasionalmente. Oltre 7 italiani su 10 sono soddisfatti dell’offerta sul mercato delle bevande “zero” (es. senza zucchero, caffeina, teina) che, secondo il 64,4% degli intervistati, hanno contribuito ad un consumo maggiormente consapevole rispetto all’apporto calorico.

“L’analcolico ha e avrà un ruolo nel panorama delle scelte dei cittadini e dei ragazzi e le sue caratteristiche vanno apprezzate e non demonizzate – ha dichiarato a questo proposito il Ministro Masaf, Francesco Lollobrigida nel suo intervento -, anche per questo voglio ribadire l’importanza di investire nell’educazione dei giovani che vanno formati a un consumo adeguato e moderato di qualsiasi cosa. Quanto fatto dalle imprese del comparto per evitare la pressione pubblicitaria sui più piccoli e nelle scuole e l’astensione dalle attività di marketing nei canali diretti ai bambini implementata dal 2006 con il codice di autoregolamentazione ASSOBIBE vanno nella direzione giusta. Oggi sempre più imprese del settore si dedicano alla ricerca e allo sviluppo di prodotti nuovi e di qualità, utilizzando ingredienti locali e sostenibili. Una strada che può far bene in un’ottica di promozione delle nostre eccellenze in tutto il mondo”.

Ma quello delle bevande analcoliche è anche un settore che ha attraversato negli anni una “tempesta perfetta”, com’è stata definita, e che continua a guardare al futuro con non poche incertezze. I costi delle materie prime elevati (si pensi solo all’impennata di zucchero, +50%); i mercati che, dopo una ripresa nel 2022, soffrono lo scenario economico instabile con flessione di piazze importanti; le imprese che si trovano a fare i conti con un’inflazione mai così alta dagli anni ‘90 e che non è possibile prevedere come evolverà. Tutto ciò si riflette inevitabilmente sui prezzi al consumo, anche se il comparto ha cercato di limitare gli aumenti, e sui volumi di vendita, come dimostra la frenata dei consumi registrata nella prima parte dell’anno (-7%). In questo contesto di incertezze, si allunga l’ombra della sugar tax, che se entrasse in vigore nel 2024 drenerebbe oltre il 10% del fatturato in nuove tasse.

“È raro trovare un mercato da 5 mld di euro all’anno che si impegna a ridurre una componente strutturale del suo prodotto, com’è lo zucchero per le bibite, del 40% in dieci anni – ha dichiarato il Sottosegretario al MEF Federico Freni nel suo intervento -. ASSOBIBE è un attore importantissimo della dinamica del nostro Paese e l’impegno per ridurre gli zuccheri ci fa dire con sincerità che ogni ipotesi di leva fiscale stabile rispetto a questo tema non è all’ordine del giorno. Il confronto virtuoso che c’è stato e continuare a esserci con gli interlocutori istituzionali al Ministero della Salute ha dato ottimi frutti. La fiscalità non è il giusto strumento per ottenere grandi risultati, soprattutto quando la filiera industriale, come in questo caso, è reattiva e operativa rispetto a sollecitazioni del legislatore e del mercato”.

Nel corso dell’Assemblea Assobibe si è parlato anche del Nuovo Regolamento Europeo su Imballaggi e Rifiuti da Imballaggi, che impatterebbe sul comparto in Europa imponendo un’omologazione a sistemi dei Paesi del Nord Europa molto distanti dall’Italia, andando a vanificare di fatto investimenti fatti per raggiungere risultati in termini di raccolta e riciclo che ci rendono un modello in Europa. A titolo di esempio, per rendere riutilizzabili le bottiglie in plastica, occorrerebbero 18,7 miliardi di euro (di cui 12,5 miliardi di euro di spese di capitale aggiuntive e 6,2 miliardi di euro di spese operative aggiuntive .

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A commento dell’impegno, ribadito dal Ministro Lollobrigida, a sostenere i settori che producono e investono in Italia, senza misure vessatorie e ambiguità ideologiche, il Presidente di ASSOBIBE ha chiosato: “Abbiamo accolto con favore alcuni interventi fondamentali del Governo, dal rinvio dell’entrata in vigore della sugar tax alle misure per frenare la corsa dei costi di carburanti ed energetici per esempio, ma si tratta di soluzioni temporanee. Per guardare al futuro e continuare a crescere e far crescere l’economia confidiamo in politiche che assicurino una crescita costante: cancellare le nuove tasse all’orizzonte, continuare a sostenere cittadini e imprese sui costi energetici; sostenere la crescita di cui il Paese ha bisogno, anche con interventi di defiscalizzazione sul costo del lavoro a favore dei lavoratori; adottare misure ambientali solo se basate su evidenze scientifiche volte a ridurre l’impatto della CO2. Dobbiamo fare in modo che i consumatori possano guardare con meno difficoltà al loro potere acquisto e tornare a costruire il futuro con fiducia”.

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TM

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