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Nell’influencer marketing è arrivata l’era della community economy. Perrelli (Buzzoole): Il Metaverso diventerà il luogo privilegiato dell’incontro tra brand e consumatori

 In questi anni la figura degli influencer si è evoluta, interpretando meglio e più velocemente di altri lo spirito del tempo digitale e i cambiamenti delle esigenze delle persone. Da veri e propri “media” molti hanno assunto i tratti dell’Ambassador, legandosi ad aziende in progetti di medio lungo periodo. Adesso l’ultima frontiera è quella della figura dell’imprenditore e del co-produttore di contenuti. Dalla Creator Economy si sta passando alla nuova era della Community Economy.

È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio istituito da Buzzoole, martech company specializzata in tecnologie e servizi per l’Influencer Marketing, che ha analizzato i trend e le nuove opportunità per i creator nell’era del Web3.

Ad oggi la Creator Economy conta 300 milioni di creator e nel solo 2020 ha generato oltre 100 miliardi di dollari (fonte: Adobe). Collaborazioni con i brand, pubblicità, abbonamenti, donazioni, affiliazione, vendita diretta di beni e servizi, fondi dalle piattaforme sono le fonti di monetizzazione principali. Dando un’occhiata alla dinamica dei guadagni dei creator, però, si scopre che solo il 2,9% riesce a guadagnare oltre 500.000 dollari l’anno e il 7,4% a superare i 100.000 dollari. Nel mezzo della distribuzione c’è un 11% che riesce ad ottenere tra i 50 e i 100.000 dollari all’anno. Infine, oltre due terzi dei creator porta a casa meno di 25.000 dollari, con un quarto che si ferma a 1.000 dollari (fonte: Influencer Marketing Hub). Nei prossimi anni la sfida principale sarà quella di fare in modo che si creino più opportunità per tutta la nuova “classe media” di creator digitali.

Gianluca Perrelli, CEO di Buzzoole dichiara: “Con l’avvento della Community Economy, abilitata dalle tecnologie del Web3, il modello di lavoro dei creator sarà completamente rivoluzionato in quanto non sarà mediato dalle piattaforme. Il Metaverso diventerà il luogo privilegiato dell’incontro tra brand e consumatori. In questo contesto – prosegue Perrelli – una nuova tipologia di creator prenderà vita: sarà un costruttore di esperienze interattive, diventerà imprenditore per attirare capitali, marketer per attivare relazioni e gestore di community”.

Tramite la creazione di token (ossia certificati digitali che possono essere fungibili o non fungibili) i creator, infatti, possono intraprendere nuovi percorsi di monetizzazione. Ciò permette di attrarre una audience iniziale di fan di nuova generazione, interessata ad investire nel successo del creator già nelle fasi iniziali della sua carriera. Il contenuto del creator diventa un titolo azionario il cui valore nel tempo può crescere gradualmente con il suo successo. Di conseguenza il fan non è semplicemente un sostenitore passivo, ma si trasforma in promotore del lavoro del creator perché dal suo successo otterrà un ulteriore beneficio economico. Il creator può, quindi, usare i fondi iniziali ottenuti per finanziare progetti creativi più ambiziosi.

Inoltre, la chiave di questo modello di lavoro è la scarsità digitale: il contenuto/token è prodotto in un numero limitato di copie tramite la tecnologia blockchain. Ad esempio, la pubblicazione di un contenuto nella forma di NFT (Non Fungible Token) permette all’autore di certificarne su blockchain (quindi su un registro digitale immodificabile) la provenienza e la proprietà. Dunque, funge da certificato di autenticità e proprietà. In questo modo, solo chi ha comprato l’NFT potrà reclamarne la proprietà e potrà rivenderlo a terzi.

In questo scenario i brand hanno molte opportunità e strumenti. L’utilizzo dei token: con la blockchain il brand può legare l’acquisto di un prodotto digitale (tokenizzato ossia trasformato in NFT) ad altre utilità future, ad esempio la promessa di ottenere vantaggi commerciali futuri o di partecipare ad eventi esclusivi “in real life” o nel metaverso. Le tecnologie del Web3 permettono anche di rivoluzionare le forme organizzative di imprese e associazioni: le DAO (Decentralized Autonomous Organizations) sono organizzazioni la cui gestione è affidata ai membri che sono anche possessori di token che danno diritto di voto. In questo caso i consumatori sono interessati a partecipare a progetti dedicati, ad accesso esclusivo, che non vengono promossi sui mezzi di comunicazione di massa, ma passano per canali specifici (blog specializzati o canali discord). Infine, le esperienze che si possono costruire con le tecnologie immersive e del Web3 saranno molto utili per abilitare processi di co-creation tra brand e consumatori che diano la giusta ricompensa ai creator.

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