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Record di visite per il Festival dei Caseifici Aperti 2021 organizzato da Parmigiano Reggiano DOP

L’evento ha superato il successo delle passate edizioni, permettendo agli appassionati e ai curiosi di tutte le età la possibilità di immergersi nella produzione della DOP più amata del mondo. Premiate le scrupolose misure di sicurezza e la novità del 2021: il “villaggio del Parmigiano Reggiano” allestito nell’Area Campovolo di Reggio Emilia

Voleva essere un’occasione speciale per tornare a divertirsi insieme in completa sicurezza, magari replicando il successo delle edizioni passate. Ma i risultati hanno superato le aspettative: nel fine settimana del Festival di Caseifici Aperti, l’11 e 12 settembre, oltre 30 mila appassionati hanno visitato l’area di origine del Parmigiano Reggiano DOP e oltre 12 mila persone hanno frequentato l’Area Campovolo di Reggio Emilia per il “villaggio del Parmigiano Reggiano”, la grande novità dell’edizione 2021.

Il Festival dei Caseifici Aperti ha così potuto offrire ai numerosissimi appassionati e curiosi di tutte le età la possibilità di immergersi nella produzione della DOP più amata del mondo con visite guidate ai caseifici e ai magazzini di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni che, uniti alla passione dei casari, hanno offerto la possibilità di vivere un’esperienza unica: un viaggio alla scoperta della zona d’origine del Parmigiano Reggiano DOP e delle sue terre ricche di storia, arte e cultura. In ogni provincia dell’area di produzione, che include Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna (alla sinistra del Reno) e Mantova (alla destra del Po), i visitatori hanno riempito i caseifici che hanno aperto le proprie porte organizzando visite guidate alla lavorazione e ai magazzini di stagionatura, eventi per i più piccoli, degustazioni e offrendo agli ospiti la possibilità di acquistare il prodotto direttamente dalle mani dei casari.

Oltre 12 mila visitatori hanno poi premiato la grande novità dell’edizione 2021: il “villaggio del Parmigiano Reggiano” allestito nell’Area Campovolo di Reggio Emilia e animato con quanto di meglio il territorio offre per celebrare il buon vivere e la comunità, dai food truck ai cooking show, dalle performance artistiche all’arte, dalle animazioni per i più piccoli agli sport. All’interno del Festival uno spazio importante hanno avuto le masterclass Parmelier, il nuovo corso di degustazione aperto a chef, operatori del settore e consumatori, per apprezzare ancora meglio il Parmigiano Reggiano DOP, scoprendone le unicità e le particolarità di gusto. In partenza nell’autunno, Parmelier prevede un ciclo di lezioni in presenza che includeranno momenti di degustazione e lezioni di analisi sensoriale dedicate agli aspetti di assaggio. Le città che ospiteranno i primi corsi targati Parmelier saranno Milano, Roma, Bologna e Torino.

Il tutto in completa sicurezza. È stata infatti la rigida e scrupolosa osservanza delle norme sul distanziamento sociale e sulle misure anti-contagio che ha permesso alla produzione di Parmigiano Reggiano di non fermarsi mai nel corso dell’ultimo anno e mezzo: anche nel periodo più buio del lockdown, i casari sono rimasti stoicamente al lavoro tra caldaie e fascere, per rifornire il Paese. Con questo evento, i produttori hanno voluto riconfermare l’intenzione di non arrendersi e ringraziare tutte quelle persone che hanno sostenuto la filiera in un periodo così difficile.

A esprimere grande soddisfazione per il riscontro ottenuto è stato Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio di Tutela del Parmigiano Reggiano: «Caseifici Aperti ha registrato un successo che ci inorgoglisce e ringrazio coloro che si sono prodigati per renderlo tale. Si è riconfermato un evento fondamentale per veicolare i valori distintivi della filiera e che ci ha permesso di offrire a tutti gli appassionati, che sono accorsi numerosissimi, l’opportunità di conoscere l’universo che si cela dietro il Parmigiano Reggiano DOP: quel legame con il territorio e la sua comunità che lo rendono non un semplice formaggio, ma una finestra spalancata su mille anni di storia e tradizioni, su una tecnica di produzione artigianale che valorizza il saper fare delle persone, su una ricetta che non è mai cambiata e che prevede l’utilizzo di solo latte, sale e caglio senza additivi e conservanti».

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