In un lungo e interessante articolo sul Foglio.it, Fabiana Giacomotti racconta come funziona e come sta cambiando il mondo degli influencer. Un mondo variegato, scrive, dove non basta chiamarsi Chiara Ferragni e nemmeno avere milioni di follower.

Eccone pochi stralci dedicati ai food blogger e food influencer o cosiddetti tali.

(…) “Il costo di un influencer è variabile e dipende dagli accordi presi e dall’interlocutore”, spiega Adele Bandera, la più nota comunicatrice del food in Italia, in portafoglio clienti come Dom Pérignon, i Cerea di “Vittorio” e il ristorante dell’Armani Hotel. Alcune collaborazioni possono essere retribuite mentre altre “supplied by” con un cambio merce o regali. “Poi dipende da quanti follower veri e misurabili l’influencer è in grado di dimostrare e dal tipo di interazioni che ha con la sua community. Tanto maggiori sono, più le aziende sono disposte a pagare”.

Adele Bandera (foto Linkedin)

Questo sistema mediatico si sta ampliando anche a settori finora esclusi anche dalla comunicazione classica.

Anche se l’Authority ha messo un freno all’escalation di follower comprati, imponendo il silenziatore sul numero di commenti e di like a ogni post, e la sponsorizzazione palese, i risultati sono misurabili in misura paragonabile a quella di Ads, l’accertamento Diffusione stampa di storica memoria e, permetteteci di dire, altrettanto addomesticabili. “Esistono piattaforme dedicate che analizzano le performance di post e stories, e come ovvio le analytics di Instagram o di Google”, dice Bandera. “Meglio comunque utilizzare applicazioni terze, esterne ai social media, per evitare rischi di manipolazioni sui follower”. Alla base della piramide ci sono i “free”, a cui basta l’invito; poi si sale con i regalucci e qualche altro favore, quindi arrivano i soldi. Ma prima di arrivare a quelli “veri”, il lavoro è faticosissimo. Gli Gnambox, adorabile team del food con 151 mila follower, può guadagnare fino a 60 mila euro per un progetto di sei mesi; chi supera il milione ha diritto a 30-40 mila euro a post. Come in ogni professione, ci sono le star, che non subiscono la crisi o quasi, e le truppe che sgomitano. A nessuno basta più una foto. (…)