In Italia migliora la competitività dei settori alimentare e bevande, abbigliamento ed elettronica.
Continua, invece, a peggiorare la situazione per le attività del tessile, della gomma e del legno. E’ quanto emerge dal Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi.

Secondo l’Indicatore sintetico di competitività (ISCo), alimentari e bevande, abbigliamento, elettronica evidenziano un miglioramento competitivo rispetto alla media della manifattura sia nel 2018, sia nel 2019. All’opposto, tra i settori per i quali peggiora ulteriormente la condizione di relativa difficoltà competitiva si segnalano le attività del tessile, della gomma e del legno.

L'”Indicatore sintetico di competitività” (ISCo) conferma nelle posizioni di vertice, tra il 2008 e il 2017, i settori della farmaceutica, delle bevande, degli autoveicoli, dei prodotti petroliferi, dei macchinari, della chimica e degli altri mezzi di trasporto.

” Nel 2019 l’indice del fatturato della manifattura è sceso dello 0,2% (dal 3,2% nel 2018), con una dinamica perfettamente allineata della domanda estera e interna (-0,2% per entrambe).
” Tra i comparti che nel 2017 mostravano una posizione competitiva strutturale più solida, quattro (farmaceutica, prodotti petroliferi, chimica, autoveicoli) hanno registrato nel 2019 una flessione di fatturato, molto accentuata per il comparto degli autoveicoli (-7,8%); all’opposto gli altri mezzi di trasporto hanno evidenziato la performance più brillante (+12,3%).
” La versione congiunturale dell’ISCo sintetizza la performance dei settori rispetto all’andamento di tre dimensioni (produzione industriale, fatturato estero e grado di utilizzo degli impianti): alimentari e bevande, abbigliamento ed elettronica evidenziano un miglioramento competitivo rispetto alla media manifatturiera sia nel 2018, sia nel 2019. Rispetto al 2018, i maggiori recuperi di competitività riguardano il settore farmaceutico e i comparti della stampa e dei mobili.

Un netto rallentamento ha caratterizzato nel 2019 anche quasi tutti i comparti del terziario, pur se in misura differenziata (+0,2% l’incremento medio di fatturato, dal +2% del 2018). Le performance migliori sono ascrivibili ai comparti trasporto e magazzinaggio (+1,8%) e ricezione e accoglienza (+1,5%); quasi nulli gli incrementi di fatturato per i servizi di informazione e comunicazione, per le agenzie di viaggio e per i servizi di supporto alle imprese; in decisa flessione il fatturato delle attività professionali, scientifiche e tecniche (-1,6%).

Dalle indagini qualitative condotte sulle imprese manifatturiere si conferma come nel corso del 2019 le imprese abbiano fronteggiato una situazione di stagnazione della domanda.
Tuttavia, nonostante il rallentamento dell’attività, le dotazioni di capitale e di lavoro hanno mantenuto una tendenza nel complesso favorevole, con una dinamica di poco inferiore a quella del 2018. La Brexit e gli effetti dei dazi statunitensi sono percepiti come rischi di una certa rilevanza; ancor più marcata è l’incidenza negativa attribuita al rallentamento della domanda tedesca. (Askanews)