Chi sembra per ora farsi beffe della situazione è Airbus, la società da cui è scaturito tutto: sale in Borsa del 4% a Parigi. E proprio dalla Francia arriva una proposta provocatoria, come risposta alle tariffe di Trump: “Perchè non tassiamo la Coca-Cola?” A chiederselo è il presidente di un’associazione per la difesa dei formaggi delle regioni francesi, la Fromage de Terroirs, Vèronique Richez-Lerouge, che segnala come le prime vittime di eventuali nuovi dazi sui prodotti europei saranno proprio le piccole e medie imprese.

I dazi saranno del 10% sugli aerei commerciali e del 25% sugli altri beni industriali e agricoli. Nell’elenco Usa figurano anche il whiskey scozzese, i vini francesi, l’Emmental svizzero, la groviera e molti prodotti dell’abbigliamento del Regno Unito.

Sul Pil italiano, l’effetto stimato è dello 0,05%. Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare saranno colpiti alcuni dei prodotti che esportiamo di più in Usa: solo lo scorso anno abbiamo venduto 220 milioni di euro di formaggi duri e 75 milioni di euro di liquori. Con dazi al 25%, la contrazione dell’export sul mercato Usa sarebbe al 15%.

Secondo la Coldiretti, restando all’Italia, sotto la scure commerciale andranno esportazioni agroalimentari made in Italy per un valore di circa mezzo miliardo di euro. All’elenco, l’associazione aggiunge altri prodotti lattiero caseari, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori mentre sono salvi gli elementi base della dieta mediterranea come olio extravergine di oliva, conserve di pomodoro, pasta e vino.

“I prodotti più colpiti per l’Italia – sottolinea la Coldiretti – sono il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano con un valore delle esportazioni di 150 milioni di euro nel 2018 in aumento del 26% nel primo semestre di quest’anno ma anche il pecorino con un valore di 65 milioni di euro in crescita del 29%”.

Proprio le tariffe doganali per il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano di fatto triplicano passando – spiega la Coldiretti – dal 15% al 40% sul valore del prodotto. Un incremento preoccupante, che per il Consorzio del Parmigiano farà passare il dazio “dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo”. Al consumatore americano, dal 18 ottobre in avanti, una punta del famoso formaggio potrebbe rincarare dagli attuali 40 dollari al chilo ben oltre 45 dollari al chilo”. Per chi si lamenta di conseguenze dirette, altri – pur deprecando le tariffe in genere – ricordano di esser esclusi: si tratta del Consorzio San Daniele e di quello della Mozzarella di bufala campana, ma anche di quello del formaggio Montasio. “Nei dazi Usa non rientrano i prosciutti italiani nè tanto meno il Prosciutto di San Daniele”, afferma il direttore del Consorzio del pregiato crudo friulano, Mario Emilio Cichetti, bollando l’ipotesi di dazi come una “fake news, destituita di ogni fondamento”.

A livello politico, poi, continuano le reazioni. “Gli Stati Uniti hanno vinto un premio di 7,5 miliardi di dollari dall’Organizzazione mondiale del commercio contro l’Unione europea, che per molti anni ha trattato gli Usa molto male sul fronte commerciale a causa di tariffe, barriere e altro ancora. Una vicenda che va avanti da anni, una bella vittoria!”, twitta il presidente Donald Trump. Un portavoce di Bruxelles ricorda che sono i consumatori americani i primi ad essere colpiti dai nuovi dazi che gli Usa introdurranno sui prodotti europei a partire da metà ottobre, mentre dalla Francia il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, invita ad ascoltare la voce della saggezza e a ricostruire una mano tesa. “La guerra dei dazi ci sta mettendo a dura prova”, dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte all’Assemblea di Assolombarda alla Scala aggiungendo che con i dazi compensativi Usa c’è una “prospettiva che rischia di far male” a manifattura e agroalimentare e “ci preoccupa”. “Faremo i tutto per limitare i danni” ha aggiunto e questo “anche lavorando” all’interno dell’Unione per “prospettive compensative”.

Sul tema interviene anche la ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova. “Serve un fondo europeo per azzerare l’effetto degli eventuali dazi americani sui prodotti agroalimentari. Mettere a rischio i nostri formaggi, il vino, l’olio, le eccellenze che rappresentano la cultura e l’identità dei nostri territori è inaccettabile”, spiega dalla Tavola rotonda di Confagricoltura sul ruolo dell’agricoltura nello sviluppo sostenibile.

E aggiunge: “Ora è il momento della diplomazia, bisogna trovare un accordo con l’Amministrazione Trump, perchè una guerra commerciale con l’Europa la pagherebbero solo cittadini e imprese. Ma credo sia arrivato il momento per l’Europa di anticipare i problemi, perchè fino ad oggi siamo arrivati a intervenire con due o tre anni di ritardo. Quando magari le aziende avevano chiuso. Ecco perchè ho scritto al Commissario Hogan per prevedere in ogni caso la creazione di un Fondo Azzeradazi e di valutare ogni azione necessaria anche sulle restituzioni all’esportazione. (Repubblica.it)