Il mondo del packaging ha risposto alla chiamata di Packaging Speaks Green, il forum internazionale dedicato alla sostenibilità nel settore dell’imballaggio, organizzato da Ucima e Fondazione FICO. Cinquecento persone hanno riempito la sala congressi di Fico Eataly World per ascoltare i contributi di esperti internazionali sulla sostenibilità della produzione industriale legata al packaging. Dopo i saluti di Tiziana Primori, ad di FICO Eataly World, il presidente Ucima, Enrico Aureli, ha dato il benvenuto ai presenti sottolineando come l’obiettivo del convegno, che prosegue domani mattina, sia quello di creare un benchmark, ovvero tracciare la strada verso un packaging sostenibile: “E’ necessario – ha detto Aureli – riflettere sulle tendenze del packaging e dotarsi di linee guida comuni, da seguire in tutto il mondo. Qui troviamo tutte le competenze necessarie per definire questi standard”, ha concluso ricordando come il forum sia stato organizzato proprio nel cuore della packaging valley italiana.   

“Il packaging che parla green fa già parte di un percorso delineato dalle Nazioni Unite – ha detto il presidente di Fondazione FICO, Andrea Segrè – L’Agenda ONU 2030 e il Green New Deal avviato dall’Unione Europea sono obiettivi di sostenibilità che ci devono riguardare in ogni passaggio della filiera: dalla produzione al fine vita dei prodotti in chiave di riciclo o riutilizzo. Per la realizzazione di un’economia circolare reale ogni passaggio va coerentemente monitorato”.   “Fondazione FICO mette al centro delle sue attività la relazione tra buona alimentazione e sostenibilità – ha ricordato il Segretario Generale Alessandro Bonfiglioli – Questo evento riassume i due temi con un focus sul packaging alimentare. Per noi è quindi un’iniziativa importantissima”.

La prima parte dei lavori, dedicata a legislazione e società, ha visto una panoramica sulla situazione dei consumi legati al packaging offerta da Silvia Zucconi, Market intelligence manager NomismaNicola De Carne, Retailer client business partner Nielsen; e Paolo Spranzi, Associate Partener McKinsey. L’indagine Nomisma ha considerato il mercato italiano e quello internazionale: “L’Italia – spiega Zucconi – vanta, in tema di sostenibilità, una performance generale migliore rispetto alla media europea. Per esempio, il tasso di utilizzo di materia circolare ci vede tra i più virtuosi in Europa e nel mondo”. Lo studio rivela come l’attività produttiva abbia un ruolo determinante: “Il 75,7% delle emissioni di gas serra è imputabile alle imprese. Ma investire in sostenibilità paga e le aziende italiane lo hanno capito”. Nel 2019 il 21,5% delle imprese italiane prevedevano di investire in sostenibilità. In italia il carrello green vale 6,9 miliardi di euro: il 61% degli italiani sono disposti a modificare gli stili di vita per migliorare l’ambiente. Il 43% dei consumatori di prodotti alimentari osserva e decide cosa acquistare anche in base alle caratteristiche della confezione, e ciò vale anche per la cura della casa e della persona. Gli elementi che influenzano la scelta riguardo al packaging sono il tipo di materiale e le informazioni riportate in etichetta. “Il consumatore italiano non è però ancora disposto a pagare di più per un packaging sostenibile”, conclude Zucconi.

L’indagine Nielsen (vedi altro comunicato) presentata da De Carne ha evidenziato come il design e il tipo di packaging siano le due principali caratteristiche da cui i consumatori sono attratti ma alle quali sono disposti a rinunciare per acquistare prodotti sostenibili: il 40%degli italiani ritiene di poter cambiare marca (rispetto al 46% della media europea) in favore di confezioni green.

Spranzi (McKinsey) ha infine evidenzato come il futuro, in un megatrend che ci porta nel 2025, stia nel packaging interconesso, ad esempio con Qr Code, digitale, intelligente, ottimizzato e in contatto con l’utilizzatore finale.

Si sono quindi susseguiti gli interventi, introdotti da Sudhir Mishra, Trust Legal Advocates & Consultants, di esperti internazionali del settore imballaggio. Sono quindi arrivati contributi da Unione Europea, Australia, India e Usa.

Roberto Ferrigno, manager di Lumina Consult, ha illustrato il green deal dell’Ue: “Dal dicembre 2015 si adotta un piano d’azione incentrato sull’economia circolare, che prevede varie strategie tra cui quella sulla plastica, nonché nuove direttive sui rifiuti e il loro smaltimento. Fino al 2030 si prevedono nuovi obiettivi di riciclaggio per gli imballaggi, partendo dai prodotti da bandire: piatti, posate, cotton fioc. Ci aspettiamo quindi nuovi criteri su sostenibilità di plastica, elettronica, tessuti e naturalmente packaging”.

Novità importanti dagli Usa dove, ha spiegato Maria Giovanna Vetere, membro di Ameripen, alcuni Stati stanno lavorando a leggi nuove, come la California, che avrà solo packaging riciclabile, riutilizzabile e compostabile; o il Maine che introdurrà la responsabilità civile per i produttori di packaging non sostenibile. Per Johannes Bergmair, segretario generale dell’organizzazione mondiale del packaging sostenibile (WPO), “la sostenibilità, per funzionare, deve avere un riscontro economico positivo, altrimenti le soluzioni non potranno essere prese in considerazione. Il sistema economico, del resto, non può funzionare senza packaging”.

Un assist per Rosa Rolle, manager FAO: “La grande sfida è quella di dare cibo a tutti entro il 2050, dobbiamo farlo riducendo l’impatto ambientale. L’imballaggio di scarsa qualità comporta perdita di cibo. Il packaging in plastica garantisce prodotti freschi e di qualità migliore, perciò nei prossimi anni dobbiamo sviluppare materiali sempre più green. I materiali ci sono, dobbiamo sviluppare sistemi alimentari innovativi partendo dalla riduzione della perdita di alimenti e aumentando l’efficienza”. Infine Tim Letts di WWF: “Stiamo spingendo sul baratro il nostro sistema. Tra i nostri impegni c’è la collaborazione con le aziende. Le imprese devono abbassare l’impatto ambientale delle proprie attività, ne trarranno beneficio sia l’ecosistema sia, a lungo termine, i bilanci delle aziende stesse. Tra le soluzioni, aumentare le forniture energetiche a bassa emissione di Co2, impegnando governi e stakeholder”.  Sono seguiti i contributi di brand come Procter & Gamble, Massimo Zanetti Beverages, Barilla e Coca Cola che hanno illustrato le soluzioni adottate per diminuire l’impatto ambientale del packaging. Infine il panel con Coop e Tops Friendly Markets e le ricerche di UniBo, PoliMi e PoliTo.

Packaging Speaks Green torna domani con altri professionisti internazionali del settore che parleranno di materiali e tecnologie, fine linea e scenari futuri.