Un precedente molto pericoloso per il sistema di tutela comunitario va profilandosi all’indomani della sentenza della Corte di Giustizia Europea, con la quale si rimette in discussione la giurisprudenza fino ad oggi condotta dalla stessa Corte in materia di tutela delle DOP e delle IGP. A farne le spese è l’Aceto Balsamico di Modena IGP, che con il suddetto provvedimento rischia di vedere vanificati anni di battaglie legali a difesa della denominazione, oggetto di evocazioni ed imitazioni in molti Paesi.

La decisione della Corte, è stata accolta con stupore e disappunto dal Consorzio e dall’intero sistema delle DOP ed IGP perché non si schiera a protezione – contrariamente a quanto fatto già in passato con le specialità alimentari a Indicazione Geografica di alcuni Paesi membri – ma si limita ad affrontare in modo formale e molto riduttivo la complessa tematica della protezione delle DOP e delle IGP. Essa non definisce infatti il termine “balsamico” come un termine generico ai sensi del regolamento base, bensì come una semplice traduzione in lingua italiana di un aggettivo utilizzato per descrivere una caratteristica del prodotto. Tuttavia uno spiraglio affinché la Corte riconosca la tutela per la denominazione Aceto Balsamico di Modena nei confronti di possibili casi di evocazione esiste, ed il Consorzio sta lavorando proprio su quegli spiragli di positività che comunque sembrano intravedersi.

“I Consorzi del comparto delle Indicazioni Geografiche – commenta Cesare Baldrighi, Presidente di OriGIn Italia – hanno la necessità di avere un quadro giuridico chiaro, che in primis tuteli i consumatori ma anche le loro imprese associate. In questi ultimi anni, importanti sentenze della Corte di Giustizia  Europea hanno contribuito a consolidare la protezione delle IG contro usurpazioni ed evocazioni e pertanto – aggiunge – alla luce della  sentenza della Corte relativa all’Aceto Balsamico di Modena IGP, OriGIn Italia esprime un netto e chiaro disappunto  perché tale provvedimento non danneggia solo uno dei  prodotti di punta del Made in Italy, ma mette in discussione tutto il sistema”.

Ad essere maggiormente lesa da predetta decisione tuttavia, non sarebbe l’attività commerciale attorno al prezioso condimento, quanto la platea di consumatori che in una situazione di mercato con scarsa trasparenza vivrebbero una condizione di confusione, con il rischio di compiere in buona fede scelte non consapevoli.