Tommaso Farina per “Libero Quotidiano”: Il Papa della pizza, del pane, del tartufo, del supermercato. Papa Francesco, nei suoi discorsi, per farsi capire meglio ama parlare delle cose buone da mangiare, del cibo, della tavola. Strano? Fino a un certo punto: i grandi miracoli di Gesù sono spesso avvenuti a tavola, o al cospetto di un bel pesce arrosto. E Papa Bergoglio vede nella tavola un elemento necessario alle sue catechesi, al cospetto del popolo di Dio. Perciò, un sacerdote che ben conoscete, don Pierluigi Plata, già autore del sito web Assaggi di Vangelo (www.assaggidivangelo.it), si è preso la briga di trascrivere e commentare tutte le citazioni culinarie del Sommo Pontefice.

Il frutto di questo certosino lavoro è un libro appena apparso nei negozi: Apparecchiare la Santità, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Il gustoso volumetto può fregiarsi della prefazione del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, e si trova in vendita a circa 12 euro. Meno di 200 pagine che si leggono in scioltezza, e che contengono spunti oltremodo interessanti.

Don Plata spiega un po’ la genesi e il criterio del suo lavoro: «Ascoltando costantemente Papa Francesco, mi sono accorto che usa parecchie immagini, vere e proprie metafore sul cibo, sul mangiare e bere. Ho fatto una bella ricerca su tutte le omelie, gli Angelus, le udienze generali del mercoledì, gli interventi: e mi sono accorto che il materiale è proprio tanto. Ho scelto gli spunti più acuti, dando loro un ordine».

Tanta carne al fuoco quindi. Ma quali sono le premesse? «Sono partito facendo notare come per il Papa non ci sia un unico tipo di fame. C’ è la fame fisiologica. E c’ è la fame d’ altro: di affetto, di conoscenza, di spiritualità. Appunto questo è il senso delle metafore del Papa, che seguono direttamente lo scopo delle immagini evangeliche».

Così, tutto è partito da una dichiarazione del Papa: «La chiesa non è un supermercato». In che senso? «La Chiesa non è un negozio dove coi soldi compri latte, pane e tutto il resto. I Sacramenti sono gratuiti, estranei alle logiche del commercio. Dio si è offerto a tutti».

Da queste premesse, don Plata ha scritto una specie di lista della spesa, coi singoli alimenti, la loro fotografia, la simbologia. Il più importante, inutile a dirsi, è il pane. «Pane, per Francesco, è anzitutto l’ Eucarestia. Ma non solo: il Papa evoca il pane per simboleggiare il compenso della dignità del lavoro, la base su cui l’ uomo fonda la sua sopravvivenza». E lo stesso vale per l’ acqua: «L’ acqua è come l’ oro, senza acqua non c’ è vita. E il Papa invita a non monopolizzarla o privatizzarla: tutti ne hanno diritto». Il Papa però è anche buongustaio, al punto di tirare in ballo perfino il tartufo: Dove cresce il tartufo?

Nelle profondità della terra. È legato a doppia mandata al suolo in cui nasce. Il tartufo, per Papa Bergoglio, diventa un’ immagine delle radici che ci legano, e che non si possono rinnegare: oltretutto è pregiatissimo, oltre che difficile da trovare, e questo ne caratterizza l’ importanza. Guai a guardare al futuro senza considerare le nostre radici».

E il tartufo non è l’ unico fungo di cui troviamo traccia nella predicazione papale: «I funghi sono visti come una metafora della condizione sacerdotale e delle vocazioni: i preti non sono come funghi che nascono all’ improvviso dopo la pioggia: hanno avuto anni di formazione, una cultura, una famiglia».

E poi c’ è la mela. Nella Genesi non si parla strettamente di mela, ma solo di albero. Eppure, Francesco usa la mela come simbolo di qualcosa di seduttivo e ambiguo: «La mela è qualcosa di allettante, bello nella sua esteriorità, ma capace di contenere un verme. Mai farsi attirare solo da un bell’ aspetto, ecco che significa».

Francesco va oltre gli ingredienti. Parla anche di piatti compiuti. Ad esempio, la pizza. E si prosegue così: la fede è come un dessert, ma tutto il dessert, non solo la panna che vi si può aggiungere. Non un ingrediente opzionale, ma tutta quanta la torta. E le merendine? Saziano ingannevolmente, magari togliendoci la fame quando dovremmo invece fare una cena o un pranzo che ci danno ciò di cui l’ organismo ha bisogno: un po’ come prestare attenzione alle cose inutili e agli appagamenti momentanei, invece che all’ essenziale che ci realizza davvero. Il resto lo scoprirete.